Diario di bordo da Castelli

Giulia e Fabio esercitano, per me, un lavoro bellissimo. Sono come il vinavil. Cercano di “riattaccare” i cocci. Detta così sembra offensivo per le persone che presto vi racconterò che incontrano. Ma al di là dei giochi di parole, l’esempio funziona. Dal lunedì al venerdì girano a bordo di un camper rosso fiammante che una signora ha donato per ricordare il marito medico, i paesi terremotati del teramano. Tra poco arriveranno anche a Campotosto che in fatto di “vinavil” ne potrebbe essere la patria. Giulia è una infermiera assunta da Emergency  come Fabio che invece è uno psicologo. Emergency si sostituisce allo stato che “non sa, non capisce”. Il tutto , bisogna dirlo, senza far spendere un euro allo Stato stesso, colpevole di diverse mancanze gravi. Giulia, dicevamo, in quel pulmino rosso fiammante, lo so è anacronistico per il momento ma nessuno può dire che è un brutto colore, controlla i parametri della salute di tante persone. Non essendoci una guardia medica a Castelli, Pietracamela, Montorio, Valle Castellana lei analizza i parametri del benessere. Pressione, diabete, frequenza cardiaca. Mi dice che in molti avevano ” sballati i numeri” fin dal febbraio 2017 quando è stato visto per la prima volta il mezzo. Prima un pò di timore nel salire quelle quattro scalette che portano all’interno, poi il sorriso di Giulia ha provveduto a tutto. E’ questo uno dei motivi perchè ad inizio post ho scritto che loro fanno un bel lavoro. Voglia “degli altri”, desiderio di aiutarli “in punta di piedi”. La ragazza mi spiega che c’è correlazione tra un trauma subito, il terremoto, e quello che succede dentro il corpo umano. Questo lo Stato non lo sa o fa finta di non saperlo o, per lo Stato, stare male dentro non è poi il primo dei problemi.Giulia “aprendo ” un rapporto con la persona nemmeno conosciuta capisce a volte che diabete e pressione alta sono sintomi di qualcosa che se apri un uomo in due non vedi. Si chiama malessere, si chiamano macerie dentro quelle che mai riuscirai a portar via con una ruspa. Allora Giulia prova a convincere l’uomo, la donna o il papà o la mamma che una chiacchierata con Fabio non guasterebbe. Lui oltre ad avere una laurea ne ha un’altra. E’ stato a sua volta terremotato, ha “assaggiato” le macerie dentro a L’Aquila dopo il sei apriile 2009. Fabio mi dice che sono , in due anni 1900 le consulenze, le chiacchierate attraverso il mestiere che ha fatto. Mi dice che tra chi ha subito il sisma 2016/2017 che gente che si è lasciata, gente che ha iniziato a drogarsi o a bere. E lo Stato che fà? Probabilmente non è nemmeno a conoscenza di questi dati ma invece di velocizzare il ritorno a casa, punto fermo per tutti noi, anche per chi viaggia nel mondo, lascia i cittadini negli alberghi con 25 metri quatri di mancata liberta’, nei moduli abitativi che dovevano essere provvisori o in appartamenti che non ti appartengono. Qualcuno potrebbe dire: “Allora lasciamoli in una tenda!!!” No , non è questo il mio ragionamento. Bene un tetto, provvisorio, male la mancanza di messaggio che chi deve e può sta facendo di tutto per riportare l’uomo in quel luogo dove riconosce il sapore di quello che respira. Ho incontrato Domenico, marchigiano ma che per amore si è trasferito in una frazione di Civitella del Tronto dove lo “stronzo” sisma è passato. Ha una casa senza danni confinante con una casa che ha tanti danni. Vive in albergo e cerca di farmi capire quanto è “tosta” vivere insieme alla compagna ipovedente in una stanza dove lei spesso inciampa e cade. Problemi che lo Stato non conosce, non sa mentre è prontissimo ad esamare una ordinanza correttiva sulla legge per la ricostruzione. Lo Stato che si assomiglia in questo caso ad un sisma, ne ha decise 64 dal 2016. Per cambiare le normative e favorire quella che è dall’altra parte dei cittadini, la burocrazia.