Maurizio Natale aveva 21 anni, studiava ingegneria civile. Abitava all’Aquila in via Luigi Sturzo. Quella notte, subito dopo la penultima scossa quella che come le altre non faceva paura, scrisse un messaggino alla sua amata che abitava pochi metri più in là nella stessa via. “Amo’, non ti preoccupare , quello che hai sentito non è’ il terremoto. E’ solo il risultato del fatto che stasera ho mangiato i fagioli” Era tranquillo Maurizio, erano tranquilli quasi tutti gli universitari presenti a L’Aquila quella notte. In caso contrario sarebbero usciti dalle case. In caso contrario non avrebbero accettato lezioni ed esami fissati in una settimana santa” particolare”, fatta di scossoni che il terremoto regalava di tanto in tanto ma anche piu’ frequentemente rispetto all’inizio dell’anno. Non sapevano che L’Aquila era abituata a piangere ogni 300 anni. La commissione Grandi Rischi lo sapeva. E che cavolo! Chi e’ pagato per esprimersi su un sisma ha anche studiato un libro che sicuramente esiste dal titolo ” la storia dei terremoti in Italia”. Ma il terremoto, hanno detto, non si può prevedere!!!. E allora che siete venuti a fare, rispondiamo noi, per pubblicizzare un “buon bicchiere di vino Montepulciano, d’Ofena”? In questi 10 anni ho pensato ai genitori di quei ragazzi che cercavano futuro a L’Aquila ed hanno trovato come solo record l’avere il certificato di morte con la stessa data e la stessa ora. Ho pensato l’angoscia per non aver intuito che quel viaggio dal paese, fatto dai più la domenica sera con il pulman il 5 aprile 2009, non si doveva fare, si dovevano opporre. Ma come si fa, parlo da padre, a far capire ad un figlio di non fare qualcosa che non ritiene un pericolo. Con il libro “Macerie dentro e fuori” ho avuto l’onore, me lo proposero loro, di essere invitato alla mensa del dolore. Un dolore che, seppur esterno visto che non ho perso quello che di più prezioso c’è al mondo, non riesco a scacciare. Succede parche’ ho infranto la legge che dice che un giornalista deve raccontare e non entrare nella notizia. Ma come si fa a restare “notai dell’informazione” quando Angelo Lannutti morto lo scorso anno per un cancro che per me è’ stato psicosomatico, ti racconta allargando le braccia che il processo per la sua Ivana “non e’ andato a finire niente”, nessun colpevole per un condominio venuto giù in via Generale Rossi 22 ,anche se il processo ha evidenziato che alcuni calcoli non erano stati eseguiti? Come si fa a starne fuori dalla notizia che il processo per la morte di Nicola Bianchi per il crollo in via D’Annunzio 14 e’ andato in prescrizione. Ha forse ragione Marta Valente, estratta dalle macerie dopo 23 ore che mi ha detto “hanno tenuto alla ricostruzione delle case e non a quelle delle persone”. Per lavoro ho girato un servizio su Emergency . Un pulmino che dopo il terremoto 2016 , fortunatamente senza vittime, ha girato e gira ancora i paesi martoriati e annullati dal sisma. Nel 2009 questo supporto ” on the road “psicologico non c’è stato . Ebbene la ong dichiara che sono aumentati gli alcolisti, i tossicodipendenti, i divorzi dopo quel tremare della terra. Renza Bucci che nel terremoto de L’Aquila perse figlia, nipotino, genero e nipotina che era in pancia mi ha detto che il decennale non le piace, sembra un circo come non vuole più il parco della memoria perche’ sono passati 10 anni e il litigare per farlo significa che quella memoria e’ ingombrante. Venerdì 5 aprile nel pomeriggio all’auditorium del Castello abbiamo consegnato il “premio Avus”. Una bella somma, per un neo laureato, quest’ anno vinta dalla dottoressa GIULIA DE CUNTO dell’Università di Napoli. La tesi titola IDENTITA’, LUOGHI COMUNITA’NELLA RICOSTRUZIONE POST CATASTROFE. L’ho invitata a sedersi prima della premiazione e parlare insieme a Valeria Collevecchio gran donna e anche inviata del tg3 e Simone Passarella che non era mai stato a L’Aquila ma e’ riuscito per la rete 2 con i suoi 24 anni solamente, a dirci quello che ha visto in una citta’ che non e’ più la stessa. Forse solo più bella fuori. La tesi di Giulia parla appunto di ricostruzione dentro , di punti di riferimento . Non ha vinto perché si e’ avvicinata al nostro pensare. La giuria di professionisti ha sancito che la tesi era bellissima. Noi giriamo , insieme al presidente dell’Avus Sergio Bianchi, le Università italiane. Ormai e’ inutile parlare con noi grandi. Abbiamo valium nelle vene, siamo stanchi e demotivati. Ormai andiamo dove ci dicono di andare. Lui dice faccio la rottamazione e noi dietro, altri vi tolgo dalle scatole i negri e noi dietro. Meglio parlare con i giovani , è la nostra unica speranza sperando che nel cuore rimangano sempre giovani. Coraggio Giulia , noi , in pochi, ti facciamo il tifo.